sabato 12 dicembre 2015

La chiave che apre Dire casa



Dire casa (Arcipelago Itaca Edizioni, 2015) e la chiave di Carlotta


La chiave si è trovata. 
Carlotta, la camera, ospita me e il libro in un due piazze comode. Un pò luna di miele, in effetti.
Fra poco inizieranno i lavori del 1° Open day della Arcipelago Itaca Edizioni. 
Un pomeriggio denso di poesia.

















I primi tre libri pubblicati da Arcipelago Itaca Edizioni:


"Dire casa" collana Mari Interni diretta da Danilo Mandolini;


"Tecnica di sopravvivenza per l'occidente che affonda" di Giovanna Frene - Con sei immagini di Orlando Myxx - Collana Lacustrine diretta da Renata Morresi;
 "Abracadabra" di Nicola Ponzio - Con 7 tavole dell'autore - Collana Lacustrine diretta da Renata Morresi.








ph Fabiola Mari


mercoledì 25 novembre 2015

Dire casa, presentazione in biblioteca a San Costanzo





Sabato 28 dicembre, alle ore 18, presentazione di "Dire casa" (AIE, 2015) presso la Biblioteca comunale di San Costanzo.


"... Una visione, un punto di vista sulla vita e sul vivere, un esempio di umanità alto e profondo al contempo che pare essere, esattamente, prima di donna e poi di poeta. Nel contesto evidenziato si rivela davvero grande la capacità della Perlini di esprimere, anche grazie ad una pronuncia straordinariamente votata alla sospensione, i molti e differenti modi di manifestarsi del sentire femminile e, tra questi, l’istinto che porta a continua­re a credere, sempre, nell’esistere ad ogni costo. ..." dalla prefazione di Danilo Mandolini al libro Dire casa (Arcipelago Itaca Edizioni, 2015) di Francesca Perlini. 

Presentare un libro è dare ai testi quell’iniziale attenzione, epifania di lettura, che deve lasciare lo sguardo dei lettori sulle pagine e non sull’autore. Un libro di poesia è testo e senza lettori non esiste, seppur stampato e pubblicato. E’ da questa considerazione che partecipando alla presentazione di Dire casa, presso i locali della Biblioteca di San Costanzo, le poesie le leggerà il pubblico insieme a me. Una sottrazione di celebrazione necessaria nei confronti del personaggio scrittore.

Sarà presente anche l'editore di Arcipelago Itaca Edizioni, Danilo Mandolini.
Vi aspettiamo!



giovedì 12 novembre 2015

Battesimo di terra per il gruppo di lettura di poesia





E chi se lo sarebbe mai aspettato un battesimo di terra. 

"Allora, iniziamo. Vi leggo..." 
"Il terremoto!!
...
Con una scossetta beneaugurante, il gruppo di lettura di poesia "voi noll'osapete che mi trovo qui" ha dato prova del suo coraggio resistendo sulle pagine di Antonia Pozzi. Quando anche un pianoforte, dalla casa accanto, ha scandito ogni lettura calibrando suoni e ritmi come non ci fossero muri, abbiamo avuto la certezza che la poesia forgia il carattere e abbatte muri.

Il 15 dicembre sarà la volta di Nadia Campana e di chissà quale altro evento... ehm... insolito.

Bibliografia di Nadia Campana

*Verso la mente, Milano, Crocetti, 1990
*Emily Dickinson, Le stanze di alabastro, traduzione di Nadia Campana, Editore SE, Milano, 2003
Di difficile reperibilità il primo, edito da Crocetti. Ma provate comunque, se potete, il gusto di scovare un tesoro.
Raffaelli ed. nel 2014 ha ripubblicato "Verso la mente", facilitando così la ricerca del tesoro, diminuendone un poco il gusto Emoticon smile
Sempre dello stesso editore potete trovare anche "Visione postuma", edito anch'esso nel 2014.
Buona ricerca, lettura e un certo impegno.







lunedì 9 novembre 2015

Tornano le rondini




(leggere ascoltando Silentium 
il tempo della musica è più lungo della durata del testo 
il testo continua in silenzio dopo il punto)

Amata. Inconoscibile fino al tuo accostarti. Toccare i bordi, tenuti slacciati per fuggire dagli urti, col piede destro già carico di corsa trattenuta, quella tensione che salva solo nel punto della fine delle cose. Liberazione e fuga, facce dello stesso desiderio di carne, numeri primi del camminare da sola.
Tornano le rondini in questo mese dove le foglie cadono, il legno si cicatrizza per essere inverno e i voli stanno nei pensieri di fronte al fuoco. L'ardere della lentezza.
Dirigevano a nord le intenzioni, nessuno sforzo, la corrente climatica di questi passi ormai indirizzati, quando


Come hai fatto a trovarmi?
Ho visto il solco.

Non ho lasciato tracce.
Ho annusato il vento.
L'odore. Ma io non ho odore.
Ho sentito un'assenza.
Perché l'hai seguita?
Era la prima volta.
Sei curioso.
Ho un radar.
E ora?
Vengo con te.
Vado verso il profondo.
Andiamo.
Riemergo raramente, solo per ricordarmi che in superficie è già tutto illuminato.
Sono pronto.
Entrare nel profondo non finisce mai.
Sono curioso, lo hai detto tu.
Il buio non è assenza di luce è la compressione dell'eternità.
Intuivo ci fosse un nesso tra amore e per sempre.
Come l'edera sui tronchi.
Come un mare dentro.
Sì, come un mare dentro.

Partiamo.

Dissero, molti anni dopo, che ci fu un anno in cui le rondini tornarono a novembre e le foglie s'intrattenevano ancora sui rami. Dal mare giunse un'aria, un fiato, specificarono alcuni, che spingeva ad entrare. 

giovedì 29 ottobre 2015

Da Dire casa, un video







Questo video, per quanto riguarda le immagini, è solo la chioma di un sottobosco di visioni-esistenza da cui Dire casa è nato. Un percorso nel percorso, in cui la parola è anche immagine, e la voce che legge ne racchiude il corpo vivo.
Buona visione!

Per chi volesse inoltrarsi, il libro è acquistabile qui

lunedì 19 ottobre 2015

Gruppo lettura di poesia "forse noll’osapete che mi trovo qui”



Antonia Pozzi



“forse noll’osapete che mi trovo qui”

Aprire la porta di casa, dove risiede civico47, è il gesto primo con cui si dà inizio a più visioni, che isolate snaturerebbero “che cosa stiamo facendo”: stare insieme leggendo poesia.
Il periodo, durante il quale ci s’incontrerà, va dall’autunno alla primavera, di mercoledì sera. 
Dalle 20.45 leggeremo alcune poetesse del novecento e dei nostri giorni.
Il gruppo non avrà conduttori, sarà la parola scritta, e quindi letta, a dirigerci dove non tenteremo resistenze.
Il calendario ha solo una data d’avvio, le successive, comunque a cadenza mensile e di mercoledì, verranno decise dal gruppo che si andrà formando. I posti non sono tanti, o comunque quelli che la capienza della stanza può contenere, una decina. Sedia più sedia meno.
Perché un incontro al mese? Per avere il tempo di acquistare i libri delle poetesse in programma, per leggere i libri, per scegliere cosa si vorrà leggere ad alta voce agli altri.
Perché poetesse? Perché ho ragione di credere che questo sarà solo il primo gruppo di lettura e quindi il tempo ci dirà il resto del mondo poetico dimenticando ogni sorta di categoria.

Inizieremo con Antonia Pozzi, mercoledì 11 novembre alle ore 20.45.

Seguiranno:
Nadia Campana (dicembre)
Amelia Rosselli (gennaio)
Nadia Agustoni (febbraio)
Marina Cvetaeva (marzo)
Elisa Biagini (aprile)
Antonella Anedda (maggio)

Qualche parola sul titolo dell’avventura, “forse noll’osapete che mi trovo qui”.

Dal manicomio di Volterra un ospite, un “alienato”, come venivano catalogati i “matti”, dice di sé, dice del suo trovarsi, dice con lucida destrutturazione dove ci troviamo rispetto al suo mondo, al nostro rispetto a noi stessi. Rompe bacini di difesa, ci trasporta dove temiamo mari aperti e sconosciuti. Per me questa è poesia pura. Purezza di chi non ha vincoli da far cadere, seppur inconsapevole, per dire di tanta luce accecante.

Prendete la vostra sedia e scrivetemi.
Scrivetemi e prendete la vostra sedia.
L'ordine degli addendi non cambia la somma.



mercoledì 14 ottobre 2015

Violo


"Violo"


E ora a noi due!
Riuscirò a tirare fuori i suoni che sono dentro di te e la musica che è dentro di me.
Lui è Violo.
Lesson number one.


mercoledì 7 ottobre 2015

civico47 sta per riaprire le porte



Autunno a civico47


Consultato il sinodo dei conviventi, tra i quali spicca il gatto nero con un occhio solo, pare si stia decidendo di riaprire le porte di civico47 per dire attraverso la poesia l'indicibile e la smisurata voglia di tutto e di niente. 
Stateve accuort, che le sedie sono contate.




In una pausa



lunedì 28 settembre 2015

Alcune immagini dall'azione "Abitare l'attesa"

Abitare l'attesa
Francesca Perlini e Elisa Latini





La postazione delle parole di Francesca Perlini

Abitare l'attesa

Come il ragno che tesse la ragnatela non è significativo solo nel momento in cui essa sarà terminata, ma in ogni momento della tessitura, così l’attesa non è solo uno “stare in attesa” ma un attendere – ad tendere – tendere verso, volgere l’attenzione a qualcosa, a qualcuno o a se stessi, sino a nutrire una delle necessità primarie dell’umano, la riparazione del danno - Ogni volta che facciamo attenzione distruggiamo il male in sé - dice Simone Weil.





Elisa Latini


L'azione Abitare l'attesa si è inserita all'interno della creazione dell'opera ARTéRBARIO di Elisa Latini, artista in residenza alla VI edizione della Land Art al Parco-Museo di Sant'Anna del Furlo. 















Francesca Perlini



L’azione si è svolta venerdì 11 settembre in un tempo particolare della giornata, tra “L”imbra e l’ambra”, ovvero “quel momento del crepuscolo, soglia incerta tra la luce calante e l'ombra, il visibile/invisibile, in cui si arriva al conscio/inconscio, fino alla vita/morte”, come recita il tema della VI edizione della Land Art. 








lunedì 14 settembre 2015

Una lettura di Dire casa



Monte Petrano


Una lettura di Dire casa che riporta le parole laddove le ho trovate, restituendo una chiave per entrare ancora e ancora. Chiave di lettura in cui personalmente mi trovo a casa e la solitudine va per sottrazione.
Grazie a chi ha letto all'Eremo del silenzio.

"Vorrei presentare, in questo spazio, Dire casa (Arcipelago itaca, 2015), la seconda opera di poesia di Francesca Perlini.
Nello scorrere delle immagini che le liriche rimandano, il pensiero va a quel verso di Salvatore Quasimodo: “e non so che cieli ed acque / mi si svegliano dentro”,  contenuto nella poesia Vicolo.
Dire casa è, infatti, dire di luoghi interiori, di spazi reconditi e sconosciuti, svelati da parole luminose che conducono in una dimensione che non avresti intuito, dove la ricerca di senso trova espressione nel connubio di immagini, musicalità, incedere ritmico.
Il tutto apre ad orizzonti altri, ad un sentire che ti fa vibrare all'unisono con le parole e con la realtà intima che svelano e rivelano."

Potete leggere la recensione qui e se interessati acquistare il libro direttamente dalla casa editrice Arcipelago Itaca edizioni.


giovedì 10 settembre 2015

Abitare l'attesa



Fotografia di Elisa Latini

Come il ragno che tesse la ragnatela non è significativo solo nel momento in cui essa sarà terminata, ma in ogni momento della tessitura, così l’attesa non è solo uno “stare in attesa” ma un attendere – ad tendere – tendere verso, volgere l’attenzione a qualcosa, a qualcuno o a se stessi, sino a nutrire una delle necessità primarie dell’umano, la riparazione del danno - Ogni volta che facciamo attenzione distruggiamo il male in sé - dice Simone Weil.

Io Elisa Latini daremo forma e parola ad Abitare l’attesa attraverso un’azione che ci vedrà dialogare, l’una con testi poetici e l’altra con la tessitura di una vera e propria ragnatela al Parco Museo di Sant'Anna del Furlo.


L’azione si svolgerà in un tempo particolare della giornata, tra “L”imbra e l’ambra”, ovvero “quel momento del crepuscolo, soglia incerta tra la luce calante e l'ombra, il visibile/invisibile, in cui si arriva al conscio/inconscio, fino alla vita/morte”, come recita il tema proposto dalla Casa degli artisti  per la sesta edizione di Land Art al Parco-Museo di Sant’Anna del Furlo, che ospiterà e proporrà come fuori programma l’azione “Abitare l’attesa”, Venerdì 11 settembre alle ore 18.30. 
In caso di maltempo munitevi di ombrelli, così da dare inaspettati colori all’attesa.


Una gratitudine speciale va ad Andreina de Tomassi e Antonio Sorace, ideatori visionari e residenti della Casa degli Artisti. Casa aperta nelle cui stanze mondi in continuo passaggio, lasciano e prendono, ripartendo, il necessario, e chi arriva dopo ha di che nutrirsi. Chi resta fa sì che ci siano chiavi per entrare e per chiudere all'occorrenza.



Poco prima dell'azione "Abitare l'attesa"



Qui il comunicato stampa de Abitare l'attesa e qui il programma del fine settimana, da venerdì 11 a domenica 13 alla Casa degli artisti.



martedì 1 settembre 2015

Dire casa



Dire casa




*
e non resta che una solitudine avvizzita, tremenda.
nei giorni in cui il ritorno prende forza dal natale
non c'è un luogo - non c'è mai stato -
dove casa chiuda la porta dietro di me, 
con il freddo fuori dalla gonna nera.

da Dire casa (Arcipelago Itaca Edizioni, 2015)
Acquistabile qui.


giovedì 30 luglio 2015

Gratitude



con l'editore Danilo Mandolini


Dire casa è acquistabile qui, direttamente dalla casa editrice Arcipelago Itaca.

Per la costruzione di questa casa solo le mie visioni nulla avrebbero potuto, dove potere è l'insieme complesso degli ultimi due anni di esistenza. 
A chi ha creduto in questa scrittura riconoscendone il buono e l'andare oltre fino a farne libro, fino a creare una possibilità di futuro incrociando Dire casa sul punto d'inizio dell'avventura Arcipelago Itaca edizioni. A Danilo Mandolini, grazie.
Alle strade perse, a quelle sbarrate dopo un poco e a quelle negate sin da subito, alle tentazioni di cui ho visto l'illusorietà, ai momenti critici con scelte che solo apparentemente sembravano errate, ai tempi lunghi che non erano tempo perso perchè hanno liberato la strada sino a questo approdo che è un mare aperto, Bosco, che mi è più congeniale. Grazie.
A chi ha risposto al telefono in un giorno cruciale: Renata Morresi e Nadia Agustoni, facendosi trovare quando a me pareva tutto un'urgenza, sollevando con una grazia e sensibilità rare ciò che sapevo ma che richiedeva una dose di coraggio e lungimiranza, nonché fiducia, che da sola sarebbe stato tremendamente più difficile. Grazie.
A chi ha vissuto con me da vicino nonostante i 400 km, Trenitalia e tutti i suoi ritardi. A Maria, Grazie.
A chi se ne è andato, accompagnandomi alcuni mesi nel suo passaggio, passaggio del quale Gonne è parola che sarà svelata da altrettanta esistenza, da incontri con linguaggi diversi dal mio, e ciò che non sarà svelabile lo comprenderò dopo il mio passaggio. A mio padre, grazie.
A chi mi ha risollevata da cadute rovinose. La polvere non vi ha mai fatto paura, Natascia e Lorena. Grazie.
A voi lettori, dalle vostre mani e dai vostri animi riceverò a prescindere. Grazie.



sabato 11 luglio 2015

Dire casa sta per arrivare



Dire casa


In pelle carne e ossa, la creatura sta per arrivare!
Dire casa c'è grazie al lavoro appassionato e visionario di Danilo Mandolini e a quella comunità nascente che è Arcipelago Itaca Edizioni.
Sono al posto giusto nel momento giusto. Casa.


Qui a seguire, un breve estratto dalla prefazione ed alcune liriche. 
* * *
Dalla prefazione di Danilo Mandolini, un estratto
Il cerchio non può che chiudersi, dunque, «Da foglia a legno / da seme a sentiero»... È così che il percorso che si compie, anche in versi, nella ricerca di una comprensione - di fatto irraggiungibile - dell'esistere diviene esso stesso esistere! È così che «L’esistenza entra nella vita»! È soltanto in questo "lampo" che si può tentare di raccontare il sogno in cui si sogna una nuova casa per sé e per gli altri; è soltanto nel mistero di un istante di abbandono estremo che si può provare a dire, a spiegare quella che si vorrebbe come casa da abitare un domani.
* * *
Da GONNE
*
cammineremo dentro gonne ampie
con gambe di foglie. mani d'ali
seguiranno vie lasciate aperte
da chi cucì le trame dei sentieri.
*
A Nadia Agustoni
stringeremo aria fra di noi
scenderanno vallate, nelle pieghe delle gonne in festa.
lasceranno scivolare gli appena nati
ampie madri dell’umano che
atterrerà tra l’orlo e la pianura.
*
e non resta che una solitudine avvizzita, tremenda.
nei giorni in cui il ritorno prende forza dal natale
non c'è un luogo -non c'è mai stato-
dove casa chiuda la porta dietro di me,
con il freddo fuori dalla gonna nera.
*
non torneremo per essere fabbriche -
questi bottoni senza asole
colline senza pianura
gusci vuoti.
saremo umidissimi, garze per gonne
stese sopra ferite
di cui avremo perso la strada.
*
vestìti del silenzio della lettura. gonne di seta
nei corridoi sgombri, dove,
senti? si è posata la polvere.
*
dello straniero avremo la lingua
tra palato e voce.
dalla gola saliranno i suoni
che Dio comprenderà dalle nostre bocche,
vestito di gonne che gli abbiamo detto.
*
se non fosse stato per la magia
la nostalgia non avrebbe trovato pieghe
in cui cucirsi stracci. non sono forse gonne lucenti
i nostri incontri? imperfetti e giusti
nel loro cadere sui fianchi.
*
te lo dico ancora, vieni
vieni qui. accanto al limitare del mio volerti
dove svolta l’angolo in piega che hanno preso le cose.
guarda, come rivolto la gonna aperta
sul punto del tuo arrivo.
* * *
Da L'AMORE NON S'IMMAGINA, SI ABBANDONA
Sposa
Entro il bosco in un abito bianco
apre i rami il mio sposo
questo radicare l’attesa
sul punto della mia impronta.
Attendere il momento
nel seme e nel solco
del nostro volerci innestare futuro.
Pensàti sin dal principio
quando lasciare Casa
fu la certezza di averla persa
per sempre.
La punta del mio piede
precipita, dimentico la provenienza
questo perdere la strada
per trovare il sentiero
dove il fruscio ricorda
che siamo nati
per ritrovarci nel corpo.
L’amore non s’immagina,
si abbandona.
Sposo
Meglio sapere da dove si parte
per non confondere questo viaggio
con la sua destinazione.
L’esistenza entra nella vita
come una gelata ad aprile
e più ancora,
come beffa sul tavolo da gioco
dove i giocatori non vedono
che è solo un gioco.
Togli il velo! Questo filtrare la luce
come vetro sporco e polvere sulle cose.
Nell’avvicinarci, la terra è sopra il vuoto,
sostiene e protegge senza limiti
la nostra intenzione, la sua natura
accoglie ciò che ci si appoggia.
Sposa
Il corpo della parola
è il mio corpo, coincide suoni.
Ti riconosco nella pronuncia
sul punto dove lingua batte
palato e voce (aria). Sporgo le labbra
dal precipizio del mio viso
TU.
Ora sono acqua
penetro precisamente te
le tue crepe sono il mio piacere
bagno la tua durezza d’argilla,
fango che cambia forma in estasi.
Spense la luce
chi sapeva che solo dal buio
saremmo partiti anime dimezzate
guidate dalla mancanza.
Può perdere il destino, chi è condotto
dalla precisione dell’assenza?
Sposo
Qualcosa manca sempre, dopotutto.
Si aggiunge una preghiera,
litania dei mendicanti,
quando basterebbe cantare per uscire di prigione,
da quell’orlo di solitudine avvizzita,
necessaria però
come la luce che entra dalla finestra e
un tempo che cancelli il tempo,
non misurato come la neve che cade.
Ciò che resta è la sorpresa
la sorpresa che oltrepassa ciò che manca,
un atto che ne custodisca il vuoto.
Questo mio essere bosco
è il pensiero con cui mi hai vestito
per abitarmi, malgrado tutto.
Dire casa


mercoledì 24 giugno 2015

Sorelle



Erba di San Giovanni


Dalle streghe con gran godimento di membra nel bosco grondante di pioggia. 
Irresistibile.


domenica 21 giugno 2015

Petra Bartels e il suo Libro d'artista ispirato da Gonne




Sfogliare le pagine di questo libro è come aerare lo spazio dopo che si è stati per lungo tempo lontani. 
E' dire Casa. 







Quanto i versi del mio lavoro "Gonne" abbiano ispirato Petra Bartels 
(Petra Bartels - Textiles in Nature), sta nella reciprocità creativa, che difficilmente smetterà di stupirmi. 
Stupore dentro cui raccolgo ciò per cui ho scritto Gonne: comprendere le 33 visioni che lo compongono attraverso le letture e i linguaggi degli altri. 











Domani il Libro d'artista di Petra Bartels, chiuso dentro una scatola che lo proteggerà fino all'arrivo, parte insieme ad altre sue opere per prendere aria e spazio presso Mirror a Vicenza. Se vi troverete nei paraggi, dal 21 giugno, giorno dell'inaugurazione, fino al 19 luglio, potrete incontrare Petra e le sue creature ne "Trame di filo".
Potete seguire l'evento qui








                                                    *
                                                    cammineremo dentro gonne ampie
                                                    con gambe di foglie. mani d'ali

                                                    seguiranno vie lasciate aperte

                                                    da chi cucì le trame dei sentieri.

                                                                                     (tratto da Gonne)