domenica 25 settembre 2011

Al Vento la tua memoria, Fiorangelo



Rock balancing di Michael Grab
foto di Michael Grab
                                                    


Oggi penso a quelle sculture che s'incontrano quando andiamo a camminare in montagna.
E tu, Fiorangelo, di camminate in montagna ne hai fatte tante.
Un sasso sopra l'altro in un equilibrio precario eppur così solido.
Il più delle volte son state mani di uomini diversi a sovrapporle.
A incontrarle, queste sculture, sono un invito a partecipare,
senza nulla sapere di chi è passato prima.
E in quel gesto di appoggiare la pietra a cercar l'equilibrio, perché stia, non cada,
incontriamo i sentimenti di chi prima ha appoggiato la sua pietra.
E ad ascoltar bene, anche di chi ha solo ammirato. Ha guardato con passione.
A ben guardare oggi, le sculture di pietra riflettono il senso della vita.
Ogni scultura una vita, ogni scultura l'incontro di più vite.
Arriverà il vento, la neve e di nuovo il sole.
Chissà se quella scultura sarà ancora al suo posto.
Ma che importa in fondo.
I sentimenti legati a quel gesto di mettere la propria pietra insieme ad altre,
sarà stato il vento a renderli immortali, la neve a proteggerli ed il sole a farli vibrare nel cuore di tutti coloro che l'hanno posata.
E tu, Fiorangelo, hai appoggiato la tua pietra.
Buon vento.



sabato 24 settembre 2011

giovedì 22 settembre 2011

Risvegli




Come la gemma
che spunta dal pioppo tremulo.
Come il guscio crinato
del pulcino.
Come il vagito potente del neonato.
Come la luce vibrante
della prima stella in cielo.
Come l’alba
del sole primordiale.
Così il mio cuore,
all' Amore.



domenica 4 settembre 2011

Viaggio intorno a un luogo: "angelicamente Serrungarina".

Lasciando la Flaminia, con Fano alle spalle e Roma per orizzonte, dopo qualche decina di chilometri dalla cittadina fanese si svolta a destra. Risalendo tornanti, sarà per quel leggero capogiro che mi viene ogni volta che incontro una curva in strada (ma nella vita è lo stesso), mi ritrovo come a oltrepassare un gate, un salto spazio-temporale. C'è qualcosa in questa terra che è come è sempre stata. Quel passato raccontato dai nonni, qui è presente, con qualche cenno di modernità, ma di questo ne racconterò poi.
In realtà sto andando a Serrungarina per una mostra fotografica. 
E' il titolo che mi ha attratta "Viaggio intorno a un luogo". Perchè quel viaggio che punta lo sguardo sempre verso lo stesso luogo, erroneamente lo si pensi noioso e ripetitivo. I nostri contadini, mia nonna lo era e la sua famiglia d'origine, erano zen senza saperlo. Gli stessi gesti, ogni giorno alla stessa ora, divisi e ripetuti per le quattro stagioni dell'anno.
Eppure nulla di uguale, nulla di scontato. Guai a farsi sfuggire l'attenzione, la perdita sarebbe stata troppo grave per la già misera vita familiare, fatta di poche cose, di miseria e del poco profitto dei raccolti. La mezzadria incombeva, metà a me e metà al mezzadro, col fattore nel mezzo a tenere la precaria contabilità.
Dopo appena due chilometri di salita, ecco il paese dentro le mura e una sorpresa, c'è una festa.
"Son venuta solo per una mostra e mi ritrovo una festa!"
Il vigile col cappello è lì, sulla curva a controllare poi chissà cosa, ma è in compagnia di qualche anziano, non è solo, perchè una chiacchiera rende il lavoro più leggero e lo nutre di senso. Ogni momento è buono per far relazione, per raccontare qualcosa a qualcun'altro che ha voglia di ascoltare.
Entro nelle mura del paese e appena chiedo informazioni su dove si trovi la mostra fotografica, la signora al tavolo delle offerte mi indica la direzione e aggiunge che c'è la Festa della Pera angelica, che si svolge ogni anno in questo periodo dell'anno.
Serrungarina (foto di Francesca Perlini)


Nella stanza della Pro Loco, organizzazione onnipresente nei comuni della campagna marchigiana, il caldo è insopportabile, ed è un bene perchè decido di fare un giro in paese e tornare quando si sarà svuotata ed il paese è lì, pazientemente pronto a farsi scoprire.


Serrungarina (foto di Francesca Perlini)


I musicanti stanno preparando gli strumenti. Non è festa se non si balla e di questa semplice saggezza i paesani son consapevoli, come quanto sia conviviale mangiare tutti assieme, così ad ogni angolo piazzetta e slargo ci son tavolate e panche che attendono ancora vuote chi risponderà al richiamo della Pera angelica ed alla festa in suo onore. 


Serrungarina (foto di Francesca Perlini)


La sala si è svuotata, il rinfresco ha assorbito le attenzioni dei presenti e le fotografie son finalmente sole ed io con loro.
Ecco che torna quel senso di entrare in un mondo che conosco, potere della fotografia di evocare, di trasportare in un qualche luogo, appunto, "Un viaggio intorno a un luogo". E gli occhi son di svariati fotografi.
Il luogo è Serrungarina stessa, la sua campagna ed il lavoro che la rende tale.
Foto di ordinaria vita di paese, in cui un gatto non può mancare e se è nero tutte le leggende son rispettate e Wilson Santinelli ne fa un ritratto onorevole.
Alberto Tallevi è coraggioso, impietoso fotografa il brutto, lo squallore e l'incuria, quei muri scrostati e intonaci ammuffiti. Una denuncia e una tristezza, una resa al tempo e un richiamo a riprendercelo, e la bellezza nascosta da qualche parte.
Gli stessi scorci li guarda anche Annamaria Pompa, ma le sue istantanee diventano narrazione, escono dal momento fissato e cominciano a raccontare una storia. 
Hanno quella qualità delle opere d'arte, parlano ai più, nel modo più personale e unico possibile. Non è più solo Serrungarina. E' ogni paese che s'incontra nell'anima di chi guarda.
Da sola reggerebbe una mostra. Non la conosco e magari lo ha già fatto.
L'andar per vie con lo sguardo che si ferma all'angolo è sia di Michele Campanelli che di Gianluca Locarini.
Come ogni paese che si rispetti, i panni vanno stesi fuori, ma non lavati in pubblico. Operazione più intima, perchè lo sporco è intimo ed è meglio che rimanga in famiglia. Daniele Ranieri ne dà mostra, insieme a quell'usanza tipica della aver fiducia nel prossimo, di sedere in strada e di portare anche un'altra sedia, perchè arriva sempre qualcuno prima o poi.
L'integrazione nei paesi è nelle cose, non se ne parla quasi. Sarà forse per i numeri esigui, sarà anche per quella capacità tutta rurale di assorbire, creata da gente che ha conosciuto la fame e se ne ricorda ancora, un velo non scandalizza nessuno e un odore di cucina sconosciuto non scompone e prima o poi qualche donna al genere alimentari chiederà la ricetta. Maurizio Vizzini ferma una donna col velo in testa che scende la scalinata del paese.
Scalinata presente in altre fotografie. 
Scalinata che è una cerniera. 
Me ne accorgo camminandoci. Difficile per quei denti ordinati che interrompono malamente il passo, perfetta per chiudere ed aprire la vita che ci scorre, dall'alto al basso e ritorno. Dal campanile alla scuola elementare in basso, fuori dalle mura, estremi dentro i quali la cura dello spirito ha diverse declinazioni.
Da destra a sinistra, o come si desidera, camminando per anelli paralleli, dimenticando per qualche passo il fiato corto che viene a vivere in collina.
Serrungarina (foto di Francesca Perlini) 


Giacomo Antognoni e Mirco Cheli riprendono quel passaggio generazionale, anche un pò stereotipato del nonno e del bambino, il più delle volte nipote. Ma qui è continuità, è nelle cose come l'esser tutti uguali davanti Dio, e va bene lo stesso se chi lo prega lo chiama Allah, l'importante è che si preghi e che ci sia qualcuno o qualcosa più grande. A ricordare sempre che polvere eri e polvere tornerai e che con i piedi piantati a terra c'è più possibilità di trovare il modo di arrivare a fine mese.
Mirco Cheli ha il pregio o l'ironia, a me ha fatto piacevolmente sorridere la fotografia "Ritratto con badante e nonna in carrozzina" (di titoli non ce ne sono, a me è piaciuto darne alcuni). Non so se la signora di mezza età, in passerella con alcuni anziani, sia la badante dell'anziana donna in carrozzina. So solo che a me lo ha fatto pensare e del resto queste donne sono più cerniera della scalinata di Serrungarina. Sulla loro pazienza e dedizione si tengono in piedi famiglie intere, che altrimenti la follia dei ritmi odierni smembrerebbe in tempi brevissimi.
Fuori dalle mura le stalle con i buoi di Paolo Alberto Del Bianco, il pollaio decisamente povero con una gallina sola che spaesata non è in tanta miseria di Alberto Tallevi e la damigiana della solita Annamaria Pompa, che anche solo con un oggetto parla più di un discorso.
Chiudono la mostra i paesaggi, la ruralità di una società contadina che di giorno "sgobba" di lavoro e che di sera si ritrova su quella sedia vuota messa lì per riposar le membra e sciogliere nei racconti la fatica e forse le preoccupazioni di una vita con lo sguardo in basso, perchè le zolle stanno lì e son dure. Santinelli Ranieri e Giraldi ce ne danno una ricca carrellata. Per chi volesse, la mostra sarà visibile fino all'11 settembre, Serrungarina in provincia di Pesaro per molto ancora.
Me ne torno a casa, con un cesto di Pere angelica e un'ultima sbirciata a quelle fotografie nascoste in uno degli anelli del paese, dove ogni matrimonio è una promessa e dove una certa Eleonora con Alberico si son promessi amore eterno nel 1932.


                                                                                                     

giovedì 1 settembre 2011

La dignità del dolore


Frida Kahlo



La dignità del dolore è un abito pulito e il caffelatte caldo.
E' ricordarsi il proprio colore preferito ed il cibo più amato. 
E’ uno sguardo sugli altri, veloce e attento, lungo e dolce su di sè.
E’ una donna che invita a sedere accanto a sé il suo compagno. 
E' una voce pacata, profonda, parole lente e scandite. 
E' una mamma totalmente coinvolta e dedita alle sue creature, senza dimenticare per un solo attimo la sua pena profonda e le domande che porta silenziosamente dentro.
E’ stringersi sotto l'ombrello quando piove per far posto all'amica di sempre.
E' stare vicini, ognuno sulle proprie gambe, donandosi quel che c'è.
E’ silenzio, pause, ed anche rabbia, odio e isolamento.
E’ una comunità che si riconosce.